Il pensiero laterale di Edward de Bono

pensiero laterale | NIcoletta Todesco
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Come già anticipato in un articolo precedente, Edward de Bono è oggi un punto riferimento quando si parla di creatività e pensiero laterale o costruttivo. Tra le ragioni che lo hanno reso tale vi è l’aver introdotto il concetto di “pensiero laterale”. In questo articolo parleremo proprio dii questo e vedremo anche in quanti campi può essere applicato, ottenendo risultati sorprendenti. 

Chi è Edward de Bono?

De Bono ha origini Maltesi, luogo in cui ha avviato i suoi studi in ambito medico frequentando la facoltà di medicina di St. Edward e specializzandosi successivamente in psicologia e fisiologia presso le prestigiose università inglesi di Oxford e Cambridge. Dedicandosi a una tematica da sempre concepita in maniera esclusivamente astratta, ha fornito alla creatività delle fondamenta scientifiche su cui poggiare. 

L’oggetto delle sue ricerche ha avuto un impatto tale da vederlo protagonista di svariate conferenze in tutto il mondo, oltre a diventare argomento di studio obbligatorio in alcuni programmi scolastici. La creatività per De Bono è una facoltà cognitiva estremamente necessaria che non si limita alla creazione artistica. Per lo studioso è uno strumento chiave nella risoluzione di problematiche che razionalmente appaiono insolubili. 

Quest’ultimo aspetto ha preso il nome di pensiero laterale ed è proprio ciò che ha portato De Bono a collaborare con aziende pilastro dell’economia mondiale come IBM, Du Pont, AT&T, British Airways, British Coal, NTT (Giappone), Ericsson (Svezia), Total (Francia), e la multinazionale più grande d’Europa: Siemens. Infine, tra i numerosi convegni a cui ha preso parte, è stato convocato come oratore al primo incontro del Pentagono sul tema della creatività.

Edward de Bono | Chi è

Cos’è il pensiero laterale

La scintilla che ha dato inizio alla sua brillante carriera è l’aver introdotto il concetto di pensiero laterale. L’opera chiave pubblicata nel 1967 si intitola “The Use of Lateral Thinking” e al suo interno riporta quanto lui stesso ha elaborato in merito. Dopo aver indagato i meccanismi di formazione del pensiero, si è reso conto che affrontando un problema avvalendosi esclusivamente della razionalità, il risultato molto probabilmente sarà corretto, ma limitato dalla rigidità del pensiero logico-razionale. 

Il pensiero laterale di De Bono opera in maniera diametralmente opposta. Una volta individuata una problematica, la sua risoluzione va individuata scardinando il tradizionale modo di ragionare, rompendo ogni schema, mescolando i dati e ribaltando le ipotesi. Il pensiero laterale gioca ad assumere quanti più punti di vista possibili rispetto a una singola problematica. 

Rompendo ogni schema, è possibile trovare rimedio anche quei problemi apparentemente irrisolvibili. La risposta alla domanda iniziale non può che essere originale e innovativa determinando un significativo progresso.  Il principio fondativo di questo nuovo modo di pensare è vicino al concetto di pensiero divergente: quando credete di avere davanti un’unica soluzione possibile chiedetevi sempre: “Quali altre possibilità ho?”

creatività

Il pensiero laterale diverso da quello tradizionale

Come si è già accennato prima, il pensiero laterale è profondamente diverso da quello verticale (o razionale). Se il primo può essere accostato al pensiero divergente, il secondo invece si fonda sull’abitudine, segue una serie di sentieri già battuti e percorsi numerosissime volte. Le soluzioni raggiunte razionalmente non apportano nulla di nuovo, sono contenute implicitamente nella formulazione stessa del problema. 

All’interno del suo libro De Bono riporta dettagliatamente le differenze tra le due modalità. Il pensiero razionale innanzitutto è selettivo, analitico e si attiva e segue quelle strade che risultano probabili. Inoltre, è consequenziale, pertanto è fondamentale seguire un ordine ben preciso. Ciò che è poco rilevante viene automaticamente escluso dall’inferenza. Si può infine affermare che si tratta di un processo finito.

Il pensiero laterale è estremamente diverso da quanto riportato al precedente paragrafo. Esso, infatti, è un atto produttivo che si verifica anche quando non vi è una direzione da seguire perché la crea strada facendo. Per natura non segue un ordine, ma procede balzellando da un’idea a un’altra, concedendosi anche qualche “passo falso”, in quanto ritenuti parte del percorso. Nulla è lasciato al caso, tutto può essere rilevante. Il pensiero laterale è fluido.

In quali ambiti è applicabile il pensiero laterale

Coaching e pensiero laterale

Il coaching è uno strumento di crescita personale grazie al quale un individuo può raggiungere gli obbiettivi prefissatisi in ambito lavorativo, relazionale o sportivo. Il professionista che dirige la pratica si chiama coach, mentre il protagonista assume il nome di coachee. Tra le numerose attività esistenti, anche la pratica di coaching può avvalersi benissimo del pensiero laterale.

Ciò che spesso trattiene il coachee dal raggiungimento di certi obiettivi sono delle dinamiche ataviche, degli schemi ricorrenti e delle logiche infruttuose che lo bloccano in un loop continuo. Il pensiero laterale, per sua natura e definizione, porta la persona a uscire fuori da questi schemi e a pensare in maniera alternativa e ampia, mettendo in discussione quelli che in principio erano considerati ostacoli e collocandoli in una nuova ottica.

Coaching | Nicoletta Todesco

Marketing e pensiero laterale

Se il pensiero materiale si inserisce molto bene nell’attività di coaching, in maniera ancora più determinante può essere implementato nel mondo del marketing. Il primo a cogliere ciò è stato il guru del marketing Philip Kotler, il quale nel suo libro “Marketing verticale” sentenzia un’imminente fine del modo tradizionale di fare marketing. Afferma invece quanto sia necessario iniziare a pensare “outside the box”, fuori dagli schemi, partorire idee nuove e slegate da una qualsiasi inferenza logica.  

Esempi pratici di pensiero lineare e soluzioni “laterali”

L’esempio più conosciuto è il rompicapo dell’elettricista pigro e dei tre interruttori. La prima stanza è chiusa e contiene una lampadina a incandescenza. Nella seconda ci sono tre interruttori e da questa non è possibile vedere la prima. Un solo interruttore è in grado di accendere la lampadina. Sapendo che posso accendere o spegnere gli interruttori come meglio credo, ma potendo verificare una sola volta andando nella prima stanza chiusa, come posso capire qual è l’interruttore in grado di accendere la lampadina?

Inizialmente la lampadina è spenta e tutti gli interruttori sono in posizione “Off”. Per risolvere questo rompicapo bisogna appunto pensare in maniera diversa. Si mettono due interruttori che convenzionalmente chiameremo “1 e 2” su “On”, si attende qualche minuto prima di spegnerne uno (in questo caso il numero 1) e poi si va a controllare la lampadina.

Fatte queste mosse, si presentano tre possibili scenari:

  1. Se la lampadina è accesa, allora l’interruttore in grado di accenderla è il 2
  2. Se quest’ultima è spenta, ma ancora calda, allora l’interruttore giusto è il numero 1
  3. Se invece dovesse essere spenta e anche fredda, allora l’interruttore funzionante è il terzo.

Da un punto di vista lineare il problema appare irrisolvibile perché la lampadina può essere solo accesa o spenta; pertanto, gli stati possibili sono solo due. L’unico modo per giungere alla soluzione è introdurre un terzo stato “fisico”, quello del calore, che consente un’ulteriore distinzione. 

Ad oggi dove le macchine hanno ormai sostituito gran parte dal lavoro manuale, all’uomo non è rimasto che pensare. Sono necessarie idee brillanti, fuori dal comune, innovative, che promuovano salti in avanti, e miglioramenti significativi. Per fare ciò è imprescindibile pensare fuori dagli schemi, dimenticarsi delle regole e smetterla di domandarsi se sia giusto o sbagliato. Con il pensiero laterale tutto diviene possibilità.

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