Come aumentare l’autostima: i 5 consigli di Nicoletta Todesco

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Aumentare l’autostima non è per tutti né immediato né semplice. Solitamente definiamo l’autostima come “L’insieme dei giudizi valutativi che ciascuno di noi ha di se stesso”. Da questa definizione si comprende in modo immediato che questi “giudizi” che noi diamo di noi condizionano il nostro rapporto con il mondo esterno. Proprio per questo è fondamentale mantenere un alto livello d’autostima. Se la domanda che ti è sorta spontanea è “Come aumentare l’autostima?”, allora questo articolo fa proprio al caso tuo.  Di seguito troverai ben 5 consigli pratici su come aumentare la propria autostima.

Definizione autostima nei bambini e negli adulti

Innanzitutto, proviamo a definire in maniera più chiara e approfondita che cosa sia davvero l’autostima.
Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, l’autostima è quell’insieme di credenze e valutazioni che abbiamo di noi stessi. In quanto tali, possono essere tanto positive quanto negative e a seconda della nostra percezione di noi, configuriamo il nostro modo di agire e di rapportarci con il mondo. Ad esempio, il sentirsi particolarmente capaci fa emergere agli occhi altrui un forte senso di intraprendenza, al contrario, il considerarsi incapaci rende restii all’azione, inetti. 

Bisogna precisare che il giudizio, in quanto tale, è un qualcosa di estremamente soggettivo e mutabile, che varia a seconda del punto di vista da cui si osserva una determinata cosa. Motivo per cui se giudico un qualcosa brutto, non vuol dire che quel qualcosa sia effettivamente così.  Lo stesso vale per i giudizi espressi su di noi. 

Inoltre, l’autostima non è da intendere in senso esclusivamente generale, che abbraccia la totalità della persona. Essa può essere intesa anche in senso particolare. In altre parole, si può avere poca autostima nel campo delle relazioni e al contempo avere grande stima di sé in un contesto lavorativo, per esempio. Romane quindi necessario lavorare sull’autostima, ma come farlo? vediamolo assieme.

La costruzione cognitiva dell’autostima.

Diversamente da ciò che si crede, non si nasce con un’alta autostima o con una bassa autostima o con problemi di autostima, ma tutto si sviluppa nel tempo. A seguito di uno studio effettuato da un gruppo di psicologi di Washington nel 2016, si è potuto constatare che il processo di costruzione dell’autostima ha inizio già a partire dai 5 anni di età ed è frutto delle informazioni sia soggettive sia oggettive riferite a tre tipi di sé: il sé reale, il sé percepito e il sé ideale. 

Il primo si riferisce a una valutazione oggettiva di noi e delle nostre abilità, ciò che realmente siamo. Il secondo indica la valutazione soggettiva del sé reale e spesso le due tipologie non coincidono. Infine il sé ideale costituisce ciò che un individuo vorrebbe diventare.

Pertanto, l’autostima è in parte il risultato scaturente dai successi che l’individuo ottiene realmente a confronto con le aspettative in merito ad essi. L’altra parte invece è la risultante dalle interazioni con gli altri, che si crea durante il corso della vita come una valutazione riflessa di ciò che le altre persone pensano di noi. Si tratta quindi di un processo, e come tale è soggetto a un costante mutamento. 

I libri sull’autostima consigliati da Nicoletta Todesco:

  1. Chi ha spostato il mio formaggio?  scritto da Spencer Johnson
  2. Vincere la paurascritto da Monia Zanon e Nicoletta Todesco 
  3. Amati, amare se stessi è la rivelazionescritto da Fabio Marchesi

Problemi di autostima e distorsioni cognitive: cosa sono

La mente umana somiglia più a un elaboratore di informazioni che a una macchina fotografica. I giudizi, le convinzioni, le previsioni sul futuro, il ricordo di esperienze passate: ogni atto mentale è uno sforzo per dare un significato alla realtà, per comprenderla. Ognuno ha un proprio modo di interpretare il mondo, ed è fisso. Infatti, non è la verità il primo obiettivo della mente, né la felicità, ma la coerenza.

Le distorsioni cognitive sono sia una causa, sia un effetto della rigidità mentale. Contribuiscono a una rappresentazione della realtà che si alimenta delle sue stesse certezze e sono frutto del bisogno di mantenere in ordine quest’ultime. Ecco le sette più comuni:

  1. astrazione selettiva delle informazioni: prendere in considerazione solo quei dati conformi alle credenze consolidate dal tuo “Io”;
  2. ipergeneralizzazione: estendere un giudizio derivante da un singolo evento o comportamento ad altri con caratteristiche simili, senza alcuna prova concreta;
  3. lettura del pensiero: tendenza a prevedere il comportamento degli altri, attribuendo loro giudizi o sentenze prive di ogni riscontro sul piano oggettivo;
  4. personalizzazione: riportare la responsabilità di qualsiasi evento spiacevole a se stessi;
  5. ragionamento emozionale: Interpretare i fatti guidati dai sentimenti, senza applicare un pensiero logico-razionale;
  6. ingigantimento e minimizzazione: tendenza a ingigantire o sminuire una problematica quando non è opportuno farlo;
  7. pensiero dicotomico o polarizzato: elaborare la realtà non tenendo in considerazione le “gradazioni intermedie, tutto è bianco o nero. 
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Bassa autostima: perché è importante migliorare la stima di sé

Perché si arriva ad avere bassa autostima

L’autostima è il risultato del confronto tra le nostre esperienze reali con le aspettative ideali. Quanto più vi è corrispondenza tra i due termini, tanto più si sviluppa un livello alto di autostima. Al contrario, maggiore è la discrepanza, e maggiori sono le possibilità di sviluppare una bassa autostima.
Quando il sé ideale è troppo lontano dal sé reale si cade nello sconforto e nella demotivazione, che sul piano pratico si concretizzano in forma di disimpegno o disinteresse verso qualsiasi attività del quotidiano. 

Chi ha una bassa stima di sé, non valorizza i propri punti di forza, alcuni non sanno proprio di averne e pongono l’attenzione solo sulle loro debolezze. Di conseguenza si autoconvincono di essere degli incapaci e davanti a una difficoltà si tirano indietro credendo di non avere gli strumenti per poterla superare. 

Riuscite a cogliere i potenziali effetti catastrofici di questo modo di pensare? Immaginate un ragazzo che ha terminato il ciclo di scuole superiori e che si trova a dover scegliere quale percorso intraprendere. Immaginate la battaglia interiore tra una parte di sé che sa cosa vuole e al polo opposto una voce che gli grida di non essere all’altezza.

L’autoefficacia: cos’è e perché è importante

Quanto si parla di autostima non si può non introdurre anche il concetto di autoefficacia. Sono due sostantivi semanticamente molto vicini, pur mantenendo differenze sostanziali. L’autoefficacia consiste nel saper percepire le proprie capacità e sentirsi in grado di svolgere un determinato compito, di sentire, di esprimersi o di diventare qualcosa in più di quanto si è già. come accrescere l autostimaaccrescere autostima

Le credenze che noi abbiamo di noi stessi, se incanalate nella giusta direzione, possono condurre a risultati sorprendenti. Questo perché l’agire dell’essere umano è frutto del suo modo di pensare in quanto mente e corpo sono uniti: l’uno influenza l’altro e viceversa. 

L’autostima, a differenza dell’autoefficacia che si colloca sul piano del fare, ha basi fondamentalmente emotive. Infatti, nella definizione fornita a inizio articolo, essa è l’insieme dei “giudizi valutativi che ciascuno da di se stesso”, pertanto è legata al piano dell’essere. I giudizi sono mutevoli per natura, per cui cambiano a seconda del punto di vista assunto dall’osservatore. Consapevoli di questo, si possono modificare in positivo tutte quelle credenze limitanti.

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Come aumentare l’autostima: i 5 consigli di Nicoletta Todesco per migliorare l’autostima

Una volta acquisito il quadro generale, vediamo ora come accrescere l’autostima un passo dopo l’altro, instaurando un nuovo sistema di credenze edificanti. Ecco a te alcuni consigli pratici per farlo:

  1. dialogo interno positivo. Abbiamo detto che le azioni sono il frutto dei nostri pensieri, pertanto, cambiando il modo in cui ci si rivolge a se stessi in positivo, cambia di conseguenza anche il modo di autopercepirsi;
  2. essere più intraprendenti e propositivi. Se si ha un progetto da portare a termine, perseverare davanti alle difficoltà. I successi ottenuti nonostante le difficoltà contribuiscono all’accrescimento dell’autostima;
  3. imparare a dire di “NO”. Questo è un concetto fondamentale. Si sente spesso dire: “Non ho saputo dire di no perché temevo che ci rimanesse male”. Dietro questa frase si celano il timore del rifiuto, dell’abbandono e una scarsa autostima. “Siccome non valgo abbastanza, devo soddisfare le richieste altrui per essere accettato, accolto o amato.” Non funziona così. Dire di “No” vuol dire affermare se stessi, mettersi al primo posto, tracciare i limiti di ciò che siamo disposti o meno a fare in qualsiasi ambito (lavoro, relazioni, ecc.);
  4. assumersi la responsabilità delle proprie scelte;
  5. concediti di sbagliare. Gli errori sono parte integrante di qualsiasi percorso. Anche qui puoi scegliere da quale punto di vista osservarli. Puoi considerarli un’opportunità per fare meglio la volta successiva, oppure colpevolizzarti restando fermo al punto di partenza. Solo nel primo caso l’autostima può germogliare.

Per concludere, in questo articolo abbiamo affrontato il tema dell’autostima nelle sue diverse sfaccettature: dalla sua genesi, al suo sviluppo in positivo o in negativo, per approdare ad alcuni consigli pratici che ognuno può applicare da subito nel proprio quotidiano. Il pilastro da cui si erge l’intero discorso è un messaggio di speranza e di possibilità. Si è sempre in tempo per lavorare sull’autostima, può essere rivoluzionata da un momento all’altro, basta solo volerlo. L’importante è incominciare.

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