Quante volte i genitori si ritrovano con i docenti che ripetono aiuto dislessia in corso? Al giorno d’oggi si sente sempre più parlare di DSA. È sempre stata una problematica così diffusa oppure si sta prestando un’attenzione diversa negli ultimi anni? È difficile stabilire in maniera precisa l’incidenza di questi disturbi nella popolazione, tuttavia si stima che il valore medio sia intorno al 4-5%. È curioso scoprire come nei paesi anglosassoni la percentuale dei DSA sia il doppio rispetto all’Italia, a causa delle caratteristiche della lingua inglese, definita “opaca” in quanto non c’è corrispondenza tra il suono delle parole e la loro scrittura. Anche il francese è considerata una “lingua opaca”, mentre l’italiano, lo spagnolo e il tedesco sono state definite “lingue trasparenti”.
Cosa si intende più precisamente per DSA?
DSA è l’acronimo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento e sono comprese la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia, che molto spesso coesistono. Vengono definiti “specifici” perché interessano abilità precise legate all’apprendimento e non hanno invece una ripercussione nel funzionamento intellettivo della persona, la quale presenta un quoziente uguale, se non superiore, alla media.
Scopriamo questi 4 disturbi:
Dislessia: disturbo della lettura caratterizzato da difficoltà nella decodifica del testo. Questo si traduce in una mancata capacità di riconoscere la corrispondenza tra lettere e suoni. La confusione tra lettere simili, come m/n, f/v, a/e, d/b, p/q, compromette la capacità di leggere in modo fluente e accurato.
Disgrafia: si manifesta con una scrittura poco chiara e spesso illeggibile, accompagnata da difficoltà nell’uso degli strumenti grafici. Questo disturbo rende complicato per la persona esprimersi graficamente in maniera ordinata.
Disortografia: si tratta di un disturbo della scrittura che deriva dalla difficoltà nel riconoscere la corrispondenza tra suoni e lettere, portando a frequenti errori ortografici. Questo impedisce una scrittura corretta e coerente.
Discalculia: riguarda le difficoltà nelle abilità numeriche e di calcolo. Le persone affette incontrano problemi nel padroneggiare operazioni fondamentali come addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, così come nella lettura e scrittura dei numeri, nel confronto di quantità, nelle abilità di conteggio e nella risoluzione di problemi.
Cos’è la dislessia: comprendere il disturbo
Si può iniziare a parlare di questo disturbo a partire dalla fine del secondo anno della scuola primaria, non prima; in quanto può essere che il bambino nei primi anni di scuola abbia bisogno di tempi maggiori per l’apprendimento rispetto ai compagni di classe. Le difficoltà dell’alunno dislessico sono molteplici e le andremo a conoscere assieme un po’ alla volta nel corso di questo articolo.
Le due principali macroaree sono:
a) le difficoltà fonologiche nella conversione e associazione dei grafemi con i fonemi corrispondenti;
b) le difficoltà lessicali o ortografiche nell’accesso e recupero delle forme ortografiche e fonologiche delle parole dal lessico mentale.
Dal punto di vista psicologico, gli studenti affetti da tali disturbi a prima vista possono sembrare svogliati o distratti. Leggere, scrivere e parlare sono di norma atti semplici e automatici, ovvero da compiersi velocemente, correttamente e con un impegno di concentrazione minimo. Questo automatismo nei dislessici non è presente e proprio per questo investono grandi quantità di energia, con il risultato di stancarsi rapidamente e di rimanere molto spesso indietro nell’apprendimento rispetto ai compagni.
Ecco che per gli alunni dislessici più che mai delle strategie di apprendimento efficaci giocano un ruolo fondamentale sia dal punto di vista didattico che dal punto di vista psicologico. Scopriamo subito assieme qualcosa in più!
Strumenti e Risorse per un corretto aiuto nella gestione della problematica
Ora analizziamo assieme le proposte e le soluzioni che la scuola italiana sta adottando come sostegno per gli studenti dislessici. Sono veramente la soluzione più adatta per far pronte a queste difficoltà? Continua la lettura dell’articolo per scoprire la mia opinione a riguardo!
L’utilizzo di strumenti compensativi (SC) viene considerato fondamentale nel supporto educativo scolastico. Quando uno studente presenta difficoltà nella velocità e nell’accuratezza della lettura e della scrittura, si trova spesso sotto pressione per fornire prestazioni che non riesce a raggiungere, e così possono anche aumentare le tensioni tra scuola e famiglia, rischiando di sviluppare un rifiuto verso la scuola stessa. Conoscere e impiegare semplici tecniche compensative è essenziale non solo per gli studenti con DSA, ma anche per gli insegnanti e l’intera classe e permettono di svolgere rapidamente ed efficacemente sequenze ripetitive che altrimenti sarebbero ostacolate dal deficit funzionale. Spesso si tratta di SC informatici con programmi ad Hoc, come la sintesi vocale o la calcolatrice, piuttosto che schede e mappe già precostituite.
La personalizzazione dell’apprendimento, diversamente dall’individualizzazione, non richiede un rapporto uno a uno tra docente e alunno, evitando così un aumento del carico di lavoro per l’insegnante. Essa prevede l’uso di strategie didattiche che garantiscano a ogni studente la possibilità di sviluppare le proprie capacità cognitive, coltivando le proprie potenzialità. In altre parole, la personalizzazione mira a far emergere i talenti personali di ciascuno. Il Comitato Scuola dell’Associazione Italiana Dislessia, attraverso la stesura di un modello di Piano Didattico Personalizzato (PDP) per le scuole primarie e secondarie, offre non solo una guida alla redazione del documento, ma anche un’opportunità di riflessione sul suo valore e significato. Questo documento non deve essere percepito come un’ennesima richiesta burocratica, ma come uno strumento utile e costruttivo che, se ben interpretato e utilizzato, migliora l’apprendimento degli studenti con DSA e ha un impatto positivo su tutta la classe.
Il Piano Didattico Personalizzato è il risultato di una normativa scolastica che, negli ultimi decenni, ha posto crescente attenzione al successo scolastico e alla riduzione dell’abbandono scolastico. Le sue radici risalgono all’articolo 21 della Legge n. 59 del 15 marzo 1997, che permette alle scuole di concretizzare gli obiettivi nazionali in percorsi formativi mirati, riconoscendo e valorizzando le diversità, promuovendo le potenzialità di ciascuno e adottando tutte le iniziative utili per il successo formativo.
Quello su cui ti invito a riflettere è quanto questi SC e queste risorse siano un valido aiuto in un’ottica di autonomia didattica dell’alunno… L’utilizzo di tecniche compensative come ad esempio gli audiolibri, schede semplificate, schemi già precostituiti sono modalità di apprendimento che inibiscono la capacità di ragionamento, che non permettono di sviluppare senso critico, di stabilire collegamenti e di fare considerazioni capendo ad esempio ciò che è principale e ciò che non è prioritario. Avere un ruolo di spettatore nell’apprendimento, inoltre, è noioso, svilente e demotivante.
Tutto ciò che all’apparenza ci sembra noioso nell’apprendimento assume un interesse maggiore nel momento in cui si diventa più partecipativi e la bella notizia è che questo è possibile anche questi problemi specifici dell’apprendimento.
Metodi di studio innovativi per i DSA
Capita spesso che, grazie all’applicazione delle giuste strategie, tutto risulta magicamente più facile. Con immensi benefici per la propria autostima e un’influenza in ogni dove nella vita. Sempre più persone si trovano ad avere difficoltà nell’apprendimento.
Quando qualcosa riesce difficile, la persona solitamente agisce evitando ciò che gli causa stress. Si entra così in una spirale tale per cui si rinuncia sempre più, auto-convincendosi che forse quel qualcosa non fa per noi. Le tecniche di memoria e apprendimento rapido ci consentono di rendere facile ciò che per un dislessico non è, con un approccio allo studio per bambini e ragazzi attivo, dinamico, divertente ed efficace.
Queste strategie armonizzano i due emisferi cerebrali coordinando capacità razionali e creative e facendo leva sui punti di forza del cervello. Le mappe mentali (MM), anche detta mappe concettuali, sono infatti degli schemi concettuali che uniscono le funzioni dell’emisfero sinistro (parole, numeri, ordine, sequenza, logica) alle funzioni tipiche dell’emisfero destro (colori, immagini, metafore, simboli, forme). La collaborazione tra i due emisferi stimola a sviluppare il potenziale mentale, favorendo la memoria, l’apprendimento e la creatività.
Rappresentare visivamente, le informazioni strutturate in questi schemi mentali rendono lo studio più chiaro e organizzato. Lw MM nascpno prendendo come riferimento il modo naturale con cui il cervello processa l’informazione, senza bisogno di passare attraverso la traduzione delle idee in parole mediante la sintassi, la struttura linguistica e le regole grammaticali della lingua perché risulta disfunzionale, creando distrazione e perdita di concentrazione. Usa determinate funzioni cerebrali che consentono di sintetizzare idee e concetti in forma grafica, rendendoli più assimilabili ai nostri processi di apprendimento e sviluppo.

Ideate dallo psicologo inglese Tony Buzan intorno al 1960, questo metodo è definito della “rappresentazione grafica della rete concettuale” e si basa sulle acquisizioni in merito al funzionamento del cervello umano, riprendendo su carta la struttura del cervello. L’elaborazione di una MM permette di avere una comprensione profonda dell’informazione e di capire in che modo i concetti si collegano tra loro, identificando i temi rilevanti e sviluppando in questo modo una notevole capacità di associazione e di sintesi.
Aiuto dislessia: il supporto scolastico
Per ogni materia o ambito di studio, è fondamentale individuare le metodologie più adatte a garantire l’apprendimento dell’alunno, considerando le sue esigenze. Un’ampia gamma di strategie può aiutare a valorizzare i punti di forza degli studenti e ridurre le loro difficoltà. La scelta della strategia più appropriata dipende dal contenuto e dalle necessità concrete degli alunni. L’importante è adottare modalità pro-attive che non mettano lo studente nel ruolo di spettatore in quanto è noioso, svilente e demotivante.
Le metodologie didattiche devono mirare a:
– ridurre al minimo i metodi tradizionali di studio e apprendimento basati sul “leggere e ripetere”;
– promuovere attività che mettano gli studenti in situazioni in cui possano sviluppare senso critico, stabilire collegamenti e fare considerazioni capendo ad esempio ciò che è principale e ciò che non è prioritario nel rispetto dei tempi e delle difficoltà del singolo;
– sfruttare i punti di forza di ogni alunno, adattando le strategie agli stili di apprendimento individuali;
– motivare gli studenti, facendoli sentire capaci di raggiungere obiettivi e completare compiti;
– stimolare il recupero delle informazioni già apprese ad esempio ponendosi delle domande. È possibile farlo ancor prima di iniziare a leggere, basandosi sul titolo. Utilizzare le domande cosiddette “giornalistiche”: Chi? Cosa? Come? Quando? Dove? Perché? Si può continuare a porsi domande anche dopo la lettura sulla base delle nuove informazioni acquisite, cercando collegamenti, ipotizzando tesi, anticipando conclusioni;
– sollecitare la rappresentazione di idee e informazioni sotto forma di MM per avere una comprensione profonda dell’informazione e di capire in che modo i concetti si collegano tra loro, identificando i temi rilevanti e sviluppando in questo modo una notevole capacità di associazione e di sintesi;
– favorire l’utilizzo immediato e sistematico di conoscenze e abilità attraverso attività di tipo laboratoriale.
È importante ricordare che non esistono due dislessici uguali, poiché il disturbo si manifesta in modo diverso in ogni individuo.
Come individuare e aiutare un bambino dislessico
Primi segnali di dislessia
Le difficoltà nelle competenze comunicativo-linguistiche, motorio-prassiche, uditive e visuo-spaziali in età prescolare possono essere segnali di rischio per DSA, specialmente se ci sono persone presenti all’interno dello stesso nucleo familiare con le stesse problematiche. Questi segnali possono essere osservati già dai genitori o dagli insegnanti della scuola dell’infanzia e del primo anno della scuola primaria.
Durante il primo anno di scuola primaria, è consigliabile che gli insegnanti realizzino osservazioni sistematiche e periodiche delle competenze di lettura e scrittura, al fine di sviluppare attività didattico-pedagogiche mirate. Alla fine del primo anno, vanno segnalati alle famiglie i bambini che presentano una o più delle seguenti caratteristiche:
- difficoltà nell’associazione grafema-fonema e/o fonema-grafema;
- mancato raggiungimento del controllo sillabico in lettura e scrittura;
- eccessiva lentezza nella lettura e scrittura;
- incapacità di produrre le lettere in stampato maiuscolo in modo riconoscibile.
In questi casi, sarà necessario avviare gli interventi opportuni durante il successivo anno scolastico, quando sarà possibile arrivare a una diagnosi attendibile. Tuttavia io amo focalizzarmi sulle possibili soluzioni concrete che su una conferma di diagnosi che può essere un’iniziale presa di consapevolezza. Adoro l’immediatezza e tutto ciò che è pratico e veloce, inoltre ritengo che per gli studenti sia un approccio funzionale, considerando anche gli aspetti collaterali che nascono dalle iniziali difficoltà di apprendimento.
Lo studente dislessico fa fatica a seguire il lavoro in classe, appare lento, dispersivo, svagato e pigro. Inoltre, si distrae facilmente, dimentica i materiali e spesso non annota molto sul diario. Non ama leggere, non prende appunti, ricopia dalla lavagna con lentezza e commettendo errori. È lento nel recupero lessicale, nell’acquisizione di una terminologia ad hoc, nella stesura di testi scritti e nell’esecuzione delle verifiche. Non è autonomo nel lavoro domestico.
Lo studente dislessico, come punti di forza, solitamente possiede un buon intuito, poiché talvolta offre interventi appropriati e puntuali. È creativo e spesso ottiene buoni risultati nelle attività di ascolto, che svolge meglio della media della classe. Può eccellere in un ambito o in un hobby scelto, come lo sport, la musica o l’arte, che rappresentano una sorta di compensazione e rivincita sui suoi insuccessi scolastici che, con le giuste strategie, si possono trasformare in successi. Vedrai la storia di Valerio, un ragazzo di 16 anni, raccontata alla fine di questo articolo!
Strategie pratiche per genitori e insegnanti
È importante che il docente affronti con serenità e leggerezza la presenza in classe di uno studente dislessico, piuttosto che considerare il proprio lavoro aggravato da questa situazione. Al contrario, si tratta di un’opportunità preziosa per ripensare e riorganizzare in modo efficace l’attività didattica per tutta la classe, oltre a mettersi in discussione in prima persona. Investire tempo, energie e denaro per un aggiornamento professionale e personale penso sia la chiave per un successo nell’affrontare le sfide che la quotidianità lavorativa ci mette di fronte. Lo stesso vale per i genitori di studenti dislessici, che possano trovare realtà di supporto allo studio per bambini, essendo loro stessi fonte d’incoraggiamento per il proprio figlio.
L’aspetto più importante è che gli adulti agevolino quanto più possibile un atteggiamento mentale positivo e propositivo dello studente dislessico. Migliore sarà l’atteggiamento mentale e più evidenti saranno i miglioramenti. Anche la migliore tecnica di apprendimento è e rimane un puro esercizio mentale, se non sospinta dalla giusta motivazione.
Quando si ha un buon atteggiamento è più facile ci siano dei buoni risultati. Quando si ha un atteggiamento poco positivo, al contrario, è più facile aprire le porte a scarsi risultati. Quando si è guidati da un pessimo atteggiamento è più probabile che si attirino dei pessimi risultati.
Spesso tutto quello che si riceve dalla vita, quello che si ricava, sarà direttamente influenzato dal nostro atteggiamento mentale. Una persona che, ad esempio, si pone verso lo studio con atteggiamento negativo non imparerà molto finché non cambierà prospettiva.
Risorse Online e Community
Piattaforme e Siti Web Utili
I dispositivi tecnologici possono essere un valido alleato per lo studio e all’apprendimento per i dislessici: ci sono a disposizione diversi software e app di studio che possono darci una mano per uno studio efficace e veloce. La mappa mentale di cui prima si parlava può essere rappresentata manualmente oppure tramite PC con dei software che realizzano le MM, che consiglio per praticità, chiarezza ed efficacia. Uno dei software più usati, e in versione free, è Xmind. È un software ideato per costruire virtualmente questi schemi, con precisione e rapidità. Per uno studente dislessico è pratico e consiglio d’imparare ad utilizzarlo, data la sua comodità, anche nel prendere appunti a lezione in maniera rivoluzionaria. Le MM possono essere soggette a diverse modifiche e cambiamenti: grazie al programma non importa quante modifiche o aggiunte vengono effettuate nella costruzione della MM che manterrà in ogni caso un ordine e una struttura organizzata in modo chiaro.
Uno degli elementi che spesso viene consigliato ai dislessici, di cui io sono assolutamente contraria, è l’audiolibro che dovrebbe far superare la difficoltà di lettura “leggendo con le orecchie”. Se da un lato esso può permette di compensare le difficoltà e di concentrare le proprie energie su altro, dall’altro esso non risolve il problema alla sua radice. Nel mondo lavorativo, un domani, potranno i futuri adulti leggere con gli audiolibri? Il mio obiettivo non è quello di dare un bastone ai ragazzi, piuttosto farli camminare con le loro gambe.
Unirsi alla Community: aiuto e scambio di esperienze
Ti invito a esplorare il mio canale YouTube: qui troverai anche esperienze di persone dislessiche che hanno chiesto un aiuto e un supporto allo studio, oltre a molti altre testimonianze di persone che ci hanno conosciuto e seguito, oltre a contenuti di valore per una crescita costante e continua. Alcuni degli obiettivi del canale sono infatti imparare ad imparare, formarsi, migliorare, crescere, avere utili spunti di riflessione, utilizzare al meglio le proprie risorse per vivere con fluidità.
Cuore, energia, competenza, esperienza, amore per ciò che si fa, risultati, sono solo alcuni degli elementi che lo caratterizzano.
Ti anticipo due storie, quella di Danilo e quella di Alessio, entrambi dislessici, che hanno dato una svolta alla loro vita grazie alle strategie di memoria e di apprendimento… leggi e ascolta le loro esperienze di successo!
Danilo dice: “Allora, io sono dislessico e discalculico. È la prima volta che mi ricordo qualcosa. Infatti ero in stanza con Rina e Vincenzo e ci siamo divertiti di brutto, e più ci divertivamo e più memorizzavo. È stato bellissimo, un’esperienza fantastica. Il cervello di un dislessico, non è che non funziona, funziona in maniera diversa e adesso ho capito come.
Nicoletta mi fa: <<Vedrai che con la tua dislessia migliorerai>>. Ho detto <<Figurati, non ci è mai riuscito nessuno>>. E invece Nicoletta Todesco ci è riuscita. Grazie.”
Ecco Danilo che racconta direttamente la sua esperienza:
Alessio è invece un ragazzo di 16 anni e a fine marzo stava rischiando l’anno con 5 materie sotto nel secondo quadrimestre. Ha frequentato a fine aprile il corso di apprendimento rapido recuperando in un mese 4 materie sicure (per la quinta era in attesa dello scrutinio finale). Ascolta le sue parole:
“IO ERO DSA, NON SONO, IO ERO.”
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Hai delle difficoltà legate alla dislessia, all’attenzione, alla lettura, comprensione e memorizzazione? Quanto tempo impieghi nella lettura, nella comprensione, nell’apprendimento di contenuti sia nello studio che nel lavoro con risultati poco soddisfacenti? E qual è il senso di frustrazione che ne deriva nel sentire che i risultati scarseggiano?
Ciò che spesso non si considera è che il cervello di un dislessico funziona in modo diverso (e non sbagliato!) quindi ha bisogno di strategie diverse per poter raggiungere i risultati desiderati. Pensa a come può cambiare la qualità della tua vita con le giuste tecniche e strategie imparando a usare in maniera strategica le proprie potenzialità e quelle della propria mente per ottenere i risultati a cui si aspira.
Siamo qui per fornirti metodi pratici e informazioni preziose per e o i tuoi cari ad affrontare le sfide legate alla dislessia: con la nostra newsletter, riceverai regolarmente aggiornamenti su nuovi approcci educativi, risorse online, suggerimenti pratici e tanto altro. Ricevi oggi il supporto di cui hai bisogno per superare ogni ostacolo e richiedi informazioni allo sportello mutuo aiuto dislessia del tuo Comune.
















